Il potere che distrugge e l’irrilevanza dei cittadini4 min


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I contadini sono il grande santuario dell'equilibrio, la campagna è l'estremo baluardo della felicità. Quando cesseranno di esistere la razza umana avrà perso ogni speranza.
(Virginia Woolf - The Common Reader, Second Series 1932)

Sedici anni fa, quando mi sono trasferita in Umbria, per andare al lavoro alla guida di un vecchio Cimatti 80 - regalo del vicino di casa - percorrevo, lungo una delle strade che va da Torgiano a Perugia, splendidi e immensi campi. Di grano, di girasole, lasciati a riposo. Un incanto senza fine.

Oggi gran parte di quei campi non c'è più. Ci sono hangar di cemento, capannoni, grandi magazzini, con scritte colorate, gigantesche, orribili, una specie di parco giochi commerciale in mezzo alla campagna nella valle tra Perugia, Assisi e Torgiano. Di fronte casa mia, una zona di alto pregio agricolo-paesaggistico, la terra dei vini Lungarotti, hanno costruito un'azienda enorme, una ferita nella valle che da Torgiano va verso Assisi.

Qualche giorno fa a Spoleto è stato presentato il progetto dell'ennesimo centro commerciale. Tra le proteste di alcuni cittadini, che stanno provando a mobilitarsi (hanno lanciato una petizione, aperto una pagina su Facebook) e che sono consapevoli che nulla potrà fermare la realizzazione del "Querceto".

Le ruspe sono già in movimento e sono previsti 15 milioni di euro di investimento. Coprirà un’area di 6 ettari di terreno e gli edifici saranno alti 9 metri, diventando così il secondo centro commerciale più grande dell’Umbria. Sorgerà su un’area denominata Fabbreria, di fronte al paesino di Eggi e alle sue mura medievali.

La zona di Fabbreria e Eggi è tra l'altro un'area di alto interesse archeologico e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, nell’acconsentire ai lavori di scavo, ha raccomandato la presenza costante di un archeologo sul sito durante i lavori.

foto di Michael Gregorio e Diana Niglio

A Spoleto ci sono circa 39mila abitanti e sono presenti già 14 centri commerciali o supermercati, con tre attualmente in costruzione. Su tutto il territorio (cosa comune anche ad altre zone dell'Umbria) una costellazione di piccole ditte, che stanno risentendo della profonda crisi economica, disseminate a macchia di leopardo (ogni piccolo Comune ha la sua zona industriale) tra scheletri di cemento abbandonati, opere mai finite, capannoni vuoti: un panorama desolante.

L'Umbria è terza, tra le regioni italiane, per presenza di grandi centri commerciali... superiore alla media nazionale: 13,3 unità di vendita per ogni 1000 abitanti in Umbria contro 12,5 del resto del Paese... Diminuiscono le reti distributive al dettaglio e calano le ditte individuali a vantaggio dell'aumento delle superfici medie degli esercizi nel loro complesso. Impossibile non collegare a questo immotivato aumento dei centri commerciali la crisi profonda che sta toccando i nostri centri storici... l'assedio che questi subiscono dai centri commerciali, grandi e medi, il cui effetto è la delocalizzazione dell'attività commerciale del cuore della città. I negozi, le botteghe, i locali storici dell'acropoli non reggono la concorrenza delle grandi strutture di vendita... È di tutta evidenza, comunque, che occorre una svolta per porre rimedio a scelte politiche sbagliate che hanno prodotto danni ingenti, su tutti la scomparsa, quasi totale, del piccolo esercente di quartiere, che ha accelerato la desertificazione sociale, la crisi occupazionale, 'buchi urbani' di un tessuto che ha visto l'espansione di vere e proprie terre di nessuno dove il malaffare e la piccola criminalità hanno trovato terreno fertile su cui crescere ed attecchire".

È quanto ha dichiarato Stefano Vinti,  assessore regionale ai Lavori Pubblici pochi giorni fa.

Intanto è in arrivo un nuovo centro commerciale a Foligno su progetto di Gae Aulenti che prevede due torri di 72 metri.

Stiamo assistendo, dunque, (e non solo in Umbria) a una distruzione sistematica, irreversibile e cinica del paesaggio e allo svuotamento dei centri storici.

Ed è solo un piccolissimo esempio di questo schema inesorabile: il potere che distrugge e l'irrilevanza dei cittadini. Non si tratta più di politica al servizio dei cittadini, ma di potere al servizio di lobby affaristiche-economiche-finanziarie, i cui interessi raramente coincidono con gli interessi generali della comunità. Un potere spesso arrogante, ignorante, senza visioni.

Impegnarsi, protestare, mobilitarsi non serve a niente. L'indifferenza verso la società civile e l'opinione pubblica è cronica, quasi patologica. Sfiancati, frustrati e delusi, come cittadini siamo portati sempre più a rinunciare anche a una delle principali forme di partecipazione: informarsi sulle vicende politiche (nazionali e/o locali) del Paese.

A livello nazionale penso, con rabbia, alla legge elettorale: in questi anni abbiamo vissuto, e viviamo tutt'ora, l'umiliazione di una legge che, ormai quasi senza più pensare all'abnormità della cosa, chiamiamo porcellum

Una legge elettorale che forse più di tutto è simbolo della distanza abissale, della frattura sempre più profonda tra elettori e rappresentanti politici, del collasso del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. A suo tempo, come ValigiaBlu, ci siamo mobilitati con l'iniziativa No Porcellum, abbiamo raccolto firme per il referendum per l'abolizione della legge Calderoli, ci siamo appellati al Presidente della Repubblica, raccogliendo quasi 10mila firme in pochi giorni (ci rispose che non era nelle sue prerogative intervenire), ma il potere è un muro di gomma e per ora ha deciso che dobbiamo continuare ad essere un Paese a bassa intensità democratica. 

Quello di democrazia è un concetto normativo, un ideale che contiene una promessa di emancipazione. Certo, l’idea pura di autogoverno (obbedire a se stessi) è illusoria, poco realistica, perché presuppone l’abolizione della distinzione governanti-governati e l’azzeramento delle élites. Ma nella democrazia rappresentativa c’è un’aspettativa fondamentale che non può essere disattesa, pena la perdita di legittimità: i cittadini debbono potersi riconoscere nei loro rappresentanti. Per questo la rappresentanza politica non deve mai chiudersi nella propria autoreferenzialità, ma essere veramente “rappresentativa”, aprendosi alle istanze che provengono dal basso, dalla cittadinanza. Esse non solo non possono essere ignorate, ma devono entrare sul serio nel circuito della politica istituzionale, in un rapporto biunivoco tra partiti e società, istituzioni e popolo.
(Stefano Rodotà -  Festival del diritto)

Purtroppo, ripeto, che si tratti di distruzione del paesaggio a livello regionale o di una legge elettorale nazionale, che di fatto nega ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti politici, lo schema che vedo reiterarsi è sempre lo stesso: il potere che distrugge e l'irrilevanza dei cittadini.

(Ringrazio Michael Gregorio e Diana Niglio per il materiale relativo a Spoleto e ai centri commerciali)

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