La scienza entra nel dibattito politico: grazie alle primarie e grazie al web4 min


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Sei domande sulla scienza e la ricerca da consegnare ai cinque candidati alle primarie del centro-sinistra, trenta risposte da raccogliere per poi discuterne in Rete. A questo si è dedicato il gruppo Dibattito Scienza, creato su Facebook da giornalisti scientifici, blogger, ricercatori, cittadini interessati a dare il loro contributo. Le risposte dei candidati sono poi state raccolte in un post sul sito del mensile Le Scienze.

È la prima volta che questo accade in Italia e l'ispirazione viene anche da ciò che è stato fatto negli Usa, già in occasione delle elezioni presidenziali 2008, con il progetto ScienceDebate.org.

«Whenever the people are well-informed, they can be trusted with their own government» («Ogni volta che il popolo è ben informato, si può affidare al proprio governo»). Questa frase di Thomas Jefferson è citata nell'introduzione alle risposte che Barack Obama e Mitt Romney hanno dato, lo scorso settembre, su quattordici temi scientifici e tecnologici.

ScienceDebate.org è un'iniziativa grassroot, cioè nata dal basso, ideata da scienziati e cittadini statunitensi con l'obiettivo di portare all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica argomenti che, più o meno direttamente, hanno a che vedere con la scienza. I cambiamenti climatici e l'energia, lo spazio e Internet, la salute degli oceani e le vaccinazioni, l'educazione pubblica e l'innovazione. All'appello per il dibattito hanno aderito le principali associazioni scientifiche nazionali, insieme a università, premi Nobel, imprenditori, membri del Congresso di entrambi i partiti e perfino leader religiosi, nella convinzione che «queste questioni costituiscono sfide che sono troppo importanti e hanno un impatto troppo grande sulla vita delle persone per non essere dibattute».

Un impatto troppo grande sulla vita delle persone: è per questa ragione che si interrogano i candidati alla Casa Bianca e a Palazzo Chigi. Perché non c'è di mezzo solo la scienza, un'impresa che sembra lontana dalla vita di tutti i giorni. Roba per gente un po' strana, rintanata nei laboratori o sepolta sotto le viscere della Terra a catturare particelle cosmiche e che spesso se ne esce con teorie che fanno a pugni con il senso comune. In realtà ci sono in ballo la nostra libertà personale, i nostri diritti, perfino la vita e la morte.

Un'esagerazione? Il rischio sismico e il dissesto del territorio in cui viviamo sono temi scientifici - perché materia di studio per geologi - ma interessano la vita e la sicurezza di milioni di persone. Basta sfogliare le cronache recenti, purtroppo.

Eppure a vedere gli editoriali, le interviste e l'infinito talk show sembra che a determinare le scelte dei cittadini siano solo lo spread, l'euro, il Porcellum e le più fantasiose (ed effimere) proposte per superarlo. E la Casta naturalmente, ossessione e sfogo delle nostre frustrazioni quotidiane. Tutto quello che nell'immaginario collettivo è “politica”, nell'accezione triste e stanca con cui ci siamo rassegnati a utilizzare questa parola.

È vero che quando infiliamo le mani nelle nostre tasche vogliamo vedere gli euro e non i bosoni e la crisi economica internazionale sembra un incubo senza possibilità di risveglio. «It's the economy stupid». È sull'economia che si vincono e perdono le elezioni. Ma è vero?

Pensateci: non discutiamo in modo animato solo della crisi ma anche del testamento biologico. Addirittura votiamo per un sì o un no alla procreazione assistita, alla diagnosi pre-impianto sull'embrione e all'energia nucleare. Forse non sempre con la necessaria cognizione di causa, è vero, e quanto ci sarebbe bisogno di diffondere un po' di cultura in materia. Ma non si incrociano solo esperti di finanza ai seggi elettorali e le nozioni di economia di molti dei politici accomodati su quelle poltrone in televisione non sembrano essere in grado di resistere a una domanda ben piazzata di uno studente di quinta elementare. È un pregiudizio infondato quello di chi pensa che la discussione pubblica su temi scientifici sia qualcosa di troppo specialistico, tecnico e di scarsa rilevanza per il grande pubblico. Semmai avremmo bisogno di rifletterci di più e forse di studiare un po' di più.

E perciò è importante che i candidati alle primarie non si siano tirati indietro. Oggi questa bella competizione in cui, nonostante tutto e comunque la si pensi, si sono trasformate le primarie del centro-sinistra non solo si è arricchita di qualche informazione utile per la scelta di chi deciderà di parteciparvi col proprio voto, ma ha anche costretto una buona metà del cielo della nostra politica a chiarire il proprio pensiero su problemi di una certa urgenza.

Certo, a leggere le risposte dei candidati si potrebbero fare mille analisi e critiche, si potrebbe sottolineare per l'ennesima volta come sia necessario superare certi preconcetti e parzialità sugli Ogm, la cui tecnologia può essere una risorsa e non una minaccia, come sia indispensabile essere più concreti e meno fumosi nelle promesse elettorali e perché la ricerca sia un investimento strategico, non solo qualcosa da coccolare in campagna elettorale (non sia mai che possa contribuire un po' anche alla benedetta "crescita").

Ma al di là del merito dei singoli temi è già qualcosa che se ne parli e che se ne riconosca la rilevanza. Perchè così, forse, la gente potrà tornare a convincersi che la politica non è soltanto le abbuffate di ostriche pagate con i nostri soldi o le leggi ad personam: è il luogo in cui, ci piaccia o meno, si prendono delle decisioni che ricadono sulla vita di tutti. Anche quando sono non-decisioni. E l'unico modo per non subirle  è provare a parteciparvi.

Queste le sei domande ai candidati alle Primarie su scienza e ricerca:

1) Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2) Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3) Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4) Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5) Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6) Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN [Servizio Sanitario Nazionale]?

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