Contrapporre terremotati e migranti è vile e non ha alcun senso5 min


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Nella giornata di ieri, l'incastro mediatico tra l'approdo della nave Sea watch e le nevicate che hanno colpito il centro Italia hanno visto tornare un classico tormentone retorico: quello sui terremotati trascurati in favore di migranti, profughi o richiedenti asilo. Insomma, in favore di non-italiani. Ha ottenuto per esempio più di mille condivisioni questo post (tra l'altro la foto usata è del 2017):

Un'altra immagine accompagnata da appello indignato è stata quella già segnalata da Valigia Blu sulla propria pagina Facebook, che ha prodotto un bizzarro cortocicuito. Nell'inveire contro i terremotati lasciati al freddo per aiutare i 49 salvati dalla Sea watch, infatti, è circolata sia su Facebook che su Twitter la foto di un campo profughi ad Arsal. Quindi abbiamo avuto persone che rilanciavano l'immagine di un campo profughi per biasimare chi aiuta i profughi abbandonando i terremotati italiani.

Questo è uno di quei casi in cui fatti di cronaca sono estrapolati fuori dal loro contesto e inseriti strumentalmente in un frame propagandistico. Sempre ieri venivano condivisi diversi meme come questo:

Sul piano fattuale è inverno, nevica, ci sono gravi ritardi (e conseguenti responsabilità) nella gestione post sisma nel Centro Italia, e ciò a prescindere dalle foto pubblicate in rete. Sul piano fattuale, dopo un braccio di ferro (e conseguenti responsabilità) tra Governo, Unione Europea e Malta, le 49 persone salvate in mare dalla Ong tedesca Sea watch hanno visto finire il loro calvario. Un braccio di ferro inspiegabile considerando che, in questi mesi, i porti sono rimasti chiusi solo su Twitter e Facebook.

Presi così i due contesti sono ovviamente irrelati. I vari tweet, status Facebook sulla Sea watch di questo o quel membro del governo non sono stati fatti da Amatrice, o durante un prolungato vertice in cui si stava discutendo l'emergenza terremotati. La Sea watch non è certo sbarcata ad Amatrice, dove non c'è mare; inoltre le persone salvate in mare non sono certo andate ad abitare in case che spettavano ai terremotati. Inoltre l'agenda di un Ministro (per esempio Interni o Infrastrutture) e del suo staff non è fatta di un solo impegno per volta, tale da assorbire ogni sua attenzione impedendogli di seguire altri casi.

Riportata dunque la contrapposizione "terremotati vs migranti" al suo contesto, possiamo guardarla dal punto di vista logico e retorico. Perché non è certo la prima volta che si diffonde questo tipo di messaggio, che ricorda certi tormentoni sistematici alla "e le foibe?", "e la povera Pamela/Desirèe?".

Sul piano logico dire a una persona "invece di pensare ai migranti perché non pensi ai terremotati?", o "pensi ai migranti ma non ti importa nulla dei terremotati" si muove tra tre fallacie logiche, a seconda di come è usato l'argomento e di come si svolge la conversazione. La prima è la falsa dicotomia (o falso dilemma). Ovvero il porre due elementi come aut aut, bianco o nero, pretendendo che si scelga o l'uno o l'altro ed escludendo qualunque altra alternativa. Dicotomia falsa perché innanzi tutto se il contesto è un social network, io non devo scegliere tra l'opzione "parla di migranti/parla di terremotati". Se invece si passa all'agenda politica, questa dicotomia appare strumentale proprio perché un governo e i suoi ministri devono affrontare ben più di due cose alla volta. Altrimenti potremmo dire: perché il governo pensa ad Amatrice e non a Genova? Perché pensa ai terremotati di Amatrice e non alle Marche, o all'Umbria? E il reddito di cittadinanza? E i disoccupati? Eccetera.

La seconda fallacia è l'argomento fantoccio, ossia attaccare una posizione o un pensiero che l'interlocutore non ha mai manifestato. Perché se ad esempio twitto: "finalmente si è concluso il calvario della Sea watch" non c'è scritto da nessuna parte il concetto "terremotati, attaccatevi al tram", o "meglio salvare naufraghi che terremotati". Inoltre potrei benissimo essere una persona impegnata nel sociale che ha fatto più di una donazione a favore dei terremotati - cosa che non ho certo il dovere di specificare a ogni tweet sui diritti umani.

La terza fallacia è il cosiddetto non sequitur: far dipendere un'affermazione da premesse sbagliate. Il fatto che io parli di migranti non dipende dal fatto che non mi interessano le sorti dei terremotati, così come il fatto che io parli di terremotati non dipende dal fatto che non mi interessano le sorti dei migranti. Magari posso essere una persona orribile e, intimamente, fregarmene degli uni o degli altri o di entrambi. Ma non c'è nesso logico tra il nominare gli uni e l'indifferenza verso gli altri. Casomai il disinteresse - verso i migranti - si manifesta proprio in chi dice "invece di pensare ai migranti perché...", perché palesa una scala di valori gerarchici.

Venendo al piano retorico, ci troviamo ancora una volta nel cinico gioco dell'agenda setting. Perché questo tipo di appelli, così come gli attacchi nei vari thread, tirano la corda dell'opinione pubblica verso una parte, entro una cornice predisposta attraverso la propaganda – poco importa che l'adesione alla cornice sia intenzionale o no. Questa cornice è naturalmente rappresentato dallo slogan "prima gli italiani", nella polarizzazione "italiani contro stranieri". Si prende, oggettificandola, una categoria debole del primo gruppo, e la si impugna come un'arma per colpire lo spazio retorico occupato dal secondo gruppo. Un'operazione molto subdola e vigliacca. Se uso come arma dialettica una categoria sulla cui debolezza e condizione di difficoltà c'è consenso unanime (chi mai direbbe seriamente "se ci tieni tanto ai terremotati perché non li ospiti a casa tua?"), il mio interlocutore nel replicare ai colpi apparirebbe immediatamente crudele e impopolare.

Come controbattere a questo tipo di attacchi, almeno online o nelle discussioni? Premettendo che ignorare è un'opzione sempre valida, probabilmente la migliore strategia è uscire dal piano retorico. Questo perché, se la contrapposizione è fittizia e strumentale, discutendo implicitamente la accetto, la riconosco come plausibile. E perché se si è mossi da sincera pietà ed empatia, si dovrebbe provare orrore ad impugnare gruppi sociali in difficoltà come arma per zittire chi parla d'altro. Alla fin fine, più che solidarietà verso i terremotati stiamo parlando di trolling sulla loro pelle. Provate a parlare, circa le zone colpite dal sisma, di terremotati stranieri, e scoprirete quanto può cambiare il sentimento di solidarietà di una persona in base al colore della pelle o al paese di provenienza.

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