USA, l’assalto al diritto all’aborto nell’era di Trump13 min


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In Alabama passa la legge contro l'aborto: vietata l'interruzione di gravidanza in qualsiasi momento. Anche in caso di stupro e incesto

Aggiornamento 16 maggio 2019: Il Senato dell’Alabama (a maggioranza repubblicana) ha approvato una legge che vieta l’aborto in qualsiasi fase della gravidanza tranne quando la salute della donna è seriamente a rischio. È stato anche respinto un emendamento che consentisse l’interruzione di gravidanza nei casi di stupro e incesto. La legge, passata con 25 voti a favore e 6 contrari, rende l’aborto un crimine di classe A e prevede per i medici che lo praticano una pena da 10 a 99 anni di carcere. Si tratta della misura più restrittiva mai approvata negli Stati Uniti e che va oltre quella dello Stato della Georgia che vieta l’aborto dopo sei settimane di gravidanza.

Il 16 maggio è arrivata la firma del governatore, la repubblicana Key Ivey: «Ho firmato. La legge afferma con forza l'idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio», ha twittato Ivey.

La nuova legge ha l’obiettivo di portare alla Corte Suprema la sentenza "Roe contro Wade" che nel 1973 aveva legalizzato l’aborto a livello federale.

Nei primi sei mesi del 2019 negli Stati Uniti sono state promulgate 21 leggi che in varia misura limitano l’aborto. Secondo il Guttmacher Institute, che fa analisi e ricerca su dati e politiche sulle interruzioni di gravidanza negli USA, in 28 Stati sono state presentate proposte di legge che introducono una qualche forma di divieto di abortire. In quindici casi si tratta dei cosiddetti heartbeat bill, provvedimenti che vieterebbero l’interruzione di gravidanza dopo le sei settimane.

Negli USA non esiste una legge unica che stabilisca un limite specifico entro il quale sia legale abortire. Ogni Stato ha le sue regole – più permissive o meno a seconda del colore politico – ma una sentenza della Corte Suprema del 1973, Roe v. Wade, ha stabilito la legalità dell’aborto a livello federale, almeno finché il feto non sia in grado di vivere fuori dall’utero.

La questione dell’aborto negli Stati Uniti è parecchio dibattuta e controversa, e il diritto è stato oggetto negli ultimi decenni di attacchi da parte di organizzazioni anti-abortiste e proposte legislative restrittive a livello dei singoli stati. Secondo Elizabeth Nash, responsabile per le politiche statali del Guttmacher Institute, recentemente però si assiste sempre di più «a un attacco frontale al diritto di aborto», e il numero dei disegni di legge che vogliono limitare o vietare l’interruzione volontaria di gravidanza è sensibilmente aumentato.

La ragione, soprattutto per quanto riguarda gli heartbeat bill, per Nash sta nel clima politico che è seguito all'elezione di Trump e nella nuova composizione della Corte Suprema: i due nuovi giudici conservatori nominati dal presidente USA, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, hanno spostato l’orientamento fortemente a destra, e questo ha spinto gli oppositori dell'aborto in tutto il paese a sfidare Roe v. Wade. «Stiamo vedendo – ha affermato - legislazioni statali che cercano di vietare l'aborto come un modo per avviare il contenzioso», e arrivare alla Corte Suprema.

Gli "heartbeat bill"

Lo scorso 11 aprile l’Ohio ha approvato una legge che vieta l’aborto dal momento in cui è possibile riscontrare il battito cardiaco del feto – da qui il nome heartbeat bill.

Se una donna vuole abortire, il medico dovrà determinare attraverso “pratiche mediche standard” se sia presente o meno un battito: in caso positivo, al dottore è proibito iniziare la procedura d’aborto, a meno che non sia necessaria per salvare la vita della donna o “per prevenire un grave rischio di compromissione sostanziale e irreversibile di una importante funzione corporea”. La legge, invece, non prevede alcuna eccezione in caso di stupro o incesto.

L’Ohio è stato il sesto Stato USA ad aver trasformato in legge l’heartbeat bill: una proposta speculare è passata in Kentucky e Mississippi, mentre in Georgia aspetta solo di essere firmata dal governatore. Precedentemente altri heartbeat bill erano stati approvati in Iowa e North Dakota. In circa dieci altri Stati, secondo il Guttmacher Institute, simili heartbeat bill sono – o sono stati - in discussione.

Lo scopo della legge è quello proibire l’aborto non appena sia possibile riscontrare un battito cardiaco – il che generalmente accade intorno alla sesta settimana di gravidanza. Secondo associazioni e ginecologi, sostanzialmente, questo si tradurrebbe in una sorta di divieto totale di ricorrere alla procedura, considerato che molte donne alla sesta settimana non sanno neanche di essere incinte. Ad esempio, come riporta la BBC citando l’organizzazione non-profit per la pratica e ricerca medica Mayo Clinic, le nausee mattutine generalmente si verificano intorno alla nona settimana, mentre uno studio del National Center for Biotechnology Information ha rilevato come solo metà delle donne riferiscano di aver avuto sintomi alla fine della quinta settimana di gravidanza.

«La funzione essenziale del governo è proteggere i più vulnerabili tra noi, quelli che non hanno voce», ha affermato il governatore dell’Ohio Mike DeWine firmando il disegno di legge, aggiungendo che «il ruolo del governo dovrebbe essere quello di proteggere la vita dall'inizio alla fine».

Jen Gunter, una ginecologa che lavora in Canada e in USA ha detto al Guardian che disegni di legge come questo evocano l’idea «che ci sia qualcosa che somigli a quello che tu o una persona qualunque chiamereste ‘un bambino’ (…) In realtà stiamo parlando di qualcosa che misura millimetri, e non gli somiglia affatto». In quelle prime settimane di gravidanza, ha precisato Gunter, un embrione non ha un vero cuore – o perlomeno non quello che noi intendiamo come cuore umano: a sei settimane, un embrione umano pulsa, ma quei tessuti non hanno ancora formato un organo. Quell’impulso, per la dottoressa, non deve essere confuso con un battito cardiaco.

Gunter ritiene che utilizzare parole fuorvianti come “battito cardiaco” allontani il dibattito dal piano medico. Inoltre, ha aggiunto, sei settimane non sono un tempo sufficiente per prendere decisioni informate in questo senso: è prima che molte donne scoprano la gravidanza, prima che possano essere diagnosticate malformazioni, prima che possano insorgere sintomi di malattie. Ci sono ad esempio alcuni disturbi cardiaci «per i quali suggeriamo di non proseguire la gravidanza», ha detto la dottoressa, riferendosi a malattie in cui «il rischio di morte è del 50% (...) Cosa succede se quella persona non cerca assistenza medica fino a quando non sono otto settimane?».

In pratica, per Gunter, proibire l’aborto oltre la sesta settimana corrisponde a un divieto totale, nascosto dietro il concetto di “battito cardiaco”.

Questa circostanza, però, per anti-abortisti e supporter della legge non è un problema – anzi. Come ha affermato Rachel Sussman, direttrice nazionale delle politiche statali e advocacy per Planned Parenthood Action Fund, la crescita degli heartbeat bill nel 2019 è “un segno di dove si trova oggi il dibattito sull’aborto: fino a pochi anni fa divieti del genere sarebbero stati considerati troppo estremi anche da alcuni gruppi anti-abortisti”.

Ribaltare Roe v. Wade

La proposta di un heartbeat bill era comparsa per la prima volta nel 2011 proprio in Ohio, ad opera di Faith2Action, una delle più risalenti ed estremiste organizzazioni anti-abortiste, classificata dal Southern Poverty Law Center come “hate group”. La sua leader, Janet Porter, è stata descritta dal Guardian come “una donna che crede che la vita cominci al concepimento e che l’omosessualità sia una scelta. Ha detto che il matrimonio gay ha causato le inondazioni di Noè, e ha promosso una campagna di conversione per gli omosessuali negli anni ‘90 (…) Come Donald Trump era una sostenitrice della teoria del complotto ‘birther’” (quella secondo cui cioè Barack Obama non era americano e aveva falsificato i documenti di nascita).

Per nove anni Porter ha lavorato ai margini del dibattito sull’aborto: la sua proposta sul divieto oltre le sei settimane di gravidanza, infatti, non veniva sostenuta da altri gruppi antiabortisti, come ad esempio Ohio Right to Life, uno dei più grossi nello stato, che la considerava troppo estrema.

Ohio Right to Life è rimasta praticamente neutrale su questo tema fino al 2018 – che è l’anno in cui heartbeat bill sono iniziati a essere approvati dagli Stati, come in Iowa lo scorso maggio.

Il motivo di questa prudenza, spiega il New York Times, è semplice: “La legge, che sarebbe stata una delle restrizioni più dure sull’aborto mai registrate, non sarebbe sopravvissuta all’arrivo davanti a una Corte Suprema ostile”.

Nel panorama del dibattito sull’aborto in America, infatti, c’è stato un “cambiamento fondamentale”, con la scelta del presidente Trump di Brett Kavanaugh come componente della Corte Suprema l’anno scorso e la nomina di figure conservatrici anche a livelli più bassi delle corti. «Adesso è il nostro momento», ha detto al New York Times Michael Gonidakis, presidente di Ohio Right to Life, affermando che «questa è la migliore Corte [Suprema] che abbiamo mai avuto, nella mia vita e in quella dei miei genitori».

Leggi simili a quella approvata in Ohio sono state approvate precedentemente in altri stati, come North Dakota, Arkansas, Iowa, e Kentucky, Missisippi. Essendo contrarie a Roe v. Wade, molte di queste legislazioni sono state bloccate dai tribunali o si trovano nel mezzo di azioni legali.

Come spiega Vox, però, un contenzioso legale “è esattamente quello che sperano alcuni supporter di questa legge. Alcuni legislatori che hanno appoggiato gli heartbeat bill hanno detto che questi possono essere visti come potenziali sfide a Roe v. Wade, la sentenza del 1973 della Corte Suprema che proibisce agli Stati di vietare l’aborto prima che il feto possa sopravvivere fuori dal grembo materno. L’heartbeat bill, sia che vieti l’aborto a 6 o 12 settimane, cade molto prima di quel limite”.

Lori Viars, attivista anti-aborto dell’Ohio, l’ha detto molto chiaramente al Washington Post: «Sappiamo che le forze pro-aborto faranno causa, e questo fa parte del processo. Vogliamo che questa legge finisca alla Corte Suprema. È stata scritta con questo scopo».

La giornalista Jill Filipovic scrive su NBCnews, che recentemente “i gruppi anti-abortisti sono entrati in una nuova era di attivismo. Prima non aveva molto senso sfidare direttamente Roe v. Wade, perché non avrebbe portato da nessuna parte; non c’erano i voti alla Corte Suprema per ribaltarla. Il massimo che questi gruppi e i loro rappresentanti al Partito Repubblicano potevano sperare era un ambiente talmente ostile al diritto di aborto che interruzioni di gravidanza sicure e legali fossero semplicemente non alla portata di molte donne. E – purtroppo – questo obiettivo l’hanno raggiunto”.

Oggi, aggiunge Filipovic, grazie al presidente Trump e al Partito Repubblicano “gli attivisti contro l’aborto pensano di avere la maggioranza alla Corte Suprema, e che una sfida diretta a Roe v. Wade potrebbe mettere fine al diritto di aborto come lo conosciamo. Si può vedere questa audacia in alcune delle proposte di legge più estreme presentate dagli stati, come quella recentemente proposta in Texas che voleva processare per omicidio le donne che abortivano e quindi potenzialmente sottoporle alla pena di morte. Quella proposta è fallita, ma ha segnato comunque un momento importante nell’attivismo anti-aborto: i cosiddetti politici ‘pro-vita’ hanno ammesso quello che realmente vogliono, e cioè che lo stato punisca, incarceri e potenzialmente uccida le donne che interrompono le loro gravidanze”.

Trump e le falsità sull’aborto

Nonostante in un’intervista televisiva del 1999 Donald Trump si definisse «very pro-choice», mentre correva per le presidenziali del 2016 ha affermato di essere “pro-life”, pur dimostrando in alcune occasioni di non aver molta conoscenza dell’argomento e della legislazione sull’aborto.

Durante la campagna Trump ha promesso che si sarebbe attivato per «i diritti dei bambini non nati e delle loro madri». Gonidakis di Ohio Right to Life ha ricordato di aver incontrato Trump prima dell’elezione – a giugno 2016 – insieme ad altri attivisti contro l’aborto e di essere rimasto sorpreso dal suo linguaggio, che somigliava più a quello di un attivista che di un candidato alle presidenziali: «Ha detto: “Nominerò solo giudici pro-life”. Questo è il linguaggio che usiamo noi. Eravamo stupefatti. In senso positivo».

Trump sembra essere consapevole dell’importanza dell’argomento per i conservatori, tanto che ha deciso di parlare di aborto durante il dibattito finale della campagna del 2016 per accusare – falsamente – Hillary Clinton di appoggiare l’interruzione volontaria di gravidanza fino al nono mese.

Sabato scorso, durante un evento pubblico a Green Bay, nel Wisconsin, Trump ha attaccato il governatore democratico dello Stato, Tony Evers, che aveva annunciato di voler porre il veto sulla proposta di legge dei Repubblicani che voleva condannare all’ergastolo i medici che non avessero prestato cure a un bambino nato vivo dopo un aborto fallito.

«Il bambino nasce. La madre incontra il medico. Si prendono cura del bambino, lo avvolgono per bene e poi decidono se giustiziarlo o meno», ha detto Trump alla folla, sostenendo di descrivere quelli che negli USA vengono definiti aborti tardivi (late term abortion).

In molti hanno fatto notare come quanto detto da Trump fosse completamente falso. E come simili affermazioni siano state pronunciate più volte nell’ultimo periodo dal presidente degli Stati Uniti.

A gennaio, ad esempio, ha scritto su Twitter che i Democratici erano diventati “il partito degli aborti tardivi”, riferendosi alle proposte di legge per allargare il diritto all’interruzione di gravidanza. Lo stesso mese, Trump ha annunciato pubblicamente – insieme al suo vice, l’anti-abortista Mike Pence – di appoggiare la “March for life”.

A febbraio, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, Trump ha criticato la legge dello Stato d New York - The Reproductive Health Act – che superava il divieto di aborto oltre le 24 settimane di gravidanza se il feto non è vitale o ci sono gravi rischi per la salute della donna, sostanzialmente adeguando la legislazione a Roe v. Wade. Trump ha sostenuto che il provvedimento avrebbe consentito che il feto fosse «strappato dal grembo della madre poco prima della nascita».

Successivamente, dopo il blocco di un’altra misura simile a quella proposta in Wisconsin, ha scritto su Twitter che ai Democratici “non importa giustiziare i bambini DOPO la nascita”.

Un articolo sul New York Times spiega come raramente il feto sopravviva a un’interruzione di gravidanza e, peraltro, i medici non uccidono quelli che sopravvivono. Secondo il dottor Daniel Grossman, professore dell’Università della California e portavoce dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, un feto sano diventa potenzialmente in grado di sopravvivere fuori dal grembo materno circa alla ventiquattresima settimana. “Solo l’1,3% degli aborti negli USA nel 2015 sono stati fatti dopo la ventunesima settimana, secondo il Center for Desease Control and Prevention. Meno dell’1% è stato fatto dopo le 24 settimane, e molti di questi sono stati dovuti a gravi malattie del feto o per un serio rischio di vita o salute della donna”.

Quanto ai cosiddetti “aborti tardivi”, si tratta del modo con cui gli oppositori all’aborto si riferiscono alle interruzioni di gravidanza avvenute più o meno dopo la ventunesima settimana. Come spiegato dal dottor Anuj Khattar a Broadly, non è un termine medico, ma una tattica retorica anti-choice che gli attivisti usano per «creare più emozione attorno alla procedura dell’aborto e far sì che le persone provino empatia per il feto».

Uno studio del Pew Research Center del 2017 ha rilevato come l’opinione pubblica statunitense sull’aborto “sia molto più polarizzata” rispetto a due decenni fa. Con la potenziale messa in discussione della sentenza Roe v. Wade, il dibattito sull’interruzione di gravidanza è diventato ancora più acceso. Trump sembra rispondere a questo, si legge in un articolo su Vox, “esasperando la sua retorica sull’aborto”.

Quando a febbraio 2019 il presidente USA ha parlato di interruzioni di gravidanza durante il discorso sullo Stato dell’Unione, ha lanciato un appello a «lavorare insieme per costruire una cultura che apprezzi le vite innocenti. E fatemi riaffermare una verità fondamentale: tutti i bambini – nati e non nati – sono fatti della sacra immagine di Dio». L’inserimento di un linguaggio antiabortista nel suo discorso, stando a quanto riportato da Politico, è stato pianificato per giorni da Trump, in seguito alla copertura mediatica ricevuta dalla legge più permissiva approvata dallo stato di New York e altre iniziative di attivisti pro-choice.

Secondo l’articolo di Vox, “la nomina di due giudici conservatori alla Corte Suprema ha fatto guadagnare a Trump la lealtà dei conservatori, che altrimenti sarebbero stati scettici”, mentre “prendere di mira i tentativi progressisti di togliere restrizioni all’aborto potrebbe aiutarlo a vincere elettori che sono a disagio con lui personalmente”. In questo senso, “parlare di aborto potrebbe diventare più comune per il presidente”, visto che “sia lui che altri conservatori la vedono come una questione vincente per il 2020”.

Un potenziale futuro post-Roe

Secondo una serie di sondaggi, la maggioranza degli americani non vorrebbe un completo ribaltamento di Roe v. Wade, e pensa che l'accesso all'aborto – almeno in determinate circostanze – non dovrebbe essere proibito.

In questi ultimi mesi ci sono stati diversi tentativi da parte di altri Stati di approvare leggi che liberalizzino ulteriormente l’aborto. Un esempio in questo senso è il già citato Reproductive Health Act dello Stato di New York.

Queste leggi, come scrive in un articolo la giornalista Anna North, sono “in un certo senso un modo per prepararsi a un potenziale futuro post-Roe: se la protezione federale sul diritto all’aborto dovesse scomparire, i sostenitori del diritto a interrompere una gravidanza vogliono assicurarsi che ci sia una protezione a livello statale.

A causa di alcune restrizioni già approvate dopo il 2010, spiega un pezzo pubblicato su Vox, “alcuni stati come Mississippi o Kentucky vivono già in una realtà post-Roe”; e sebbene leggi come quelle dello Stato di New York “non aiuteranno le donne a ottenere aborti in Mississippi, quelle leggi potranno però aiutare a iniziare una discussione a livello nazionale”. Questa è l’opinione di Elizabeth Nash del Guttmacher Institute: «L’idea è di costruire un movimento e uno slancio. Bisogna iniziare da dove si può». Proteggere l’aborto a livello statale, ha aggiunto, può influenzare l’opinione pubblica nazionale e potenzialmente anche i tribunali. Leggi come quella dello Stato di New York aiutano a mostrare «come l’azione legislativa sull’aborto non sia solo divieti».

Recentemente la Corte Suprema del Kansas ha stabilito che il diritto di una donna ad abortire è protetto direttamente dalla Costituzione dello Stato. Puntando sulla Costituzione, l'aborto resterebbe legale in Kansas anche se il caso Roe v. Wade venisse annullato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Secondo Ilyse Hogue, presidente dell’organizzazione NARAL Pro-Choice America, le minacce all’aborto durante la presidenza Trump aggiungono oltre al danno la beffa per molti elettori, soprattutto donne. Sono «il sale sulla ferita dell'uomo che si è candidato e ha vinto sulla misoginia, e che ogni volta che ha potuto ha insultato le donne. Questa combinazione crea un’ondata di sostegno per combattere».

Foto in anteprima via AP

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